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“ARTISTI CHE NON MANGIANO FIORI”. CINQUE, collettiva di pittura
Mattia, Alice, Laura, Sara, Marcin. Sono Cinque e “non ne fanno più di persone come loro oramai. Non ne fanno più di artisti veri”.
Lo confesso sono stata disattenta alla mostra, non ho visto i quadri uno ad uno come si usa fare di solito, ma non per colpa mia però. Sono loro Cinque che ti spingono a conoscerli, ad ammirarli (quasi a distrarti), a prestargli intensa attenzione, a guardare in loro l’arte, la vita. Sono artisti di un altro tempo: niente dito-medio-alzato alla Cattelan o Calamita cosmica alla De Dominicis, un “no” forte a Pistoletto. Solo Rembrandt, il maestro Van Gogh, Caravaggio. Sono giovani artisti umbri, alle prese con il difficile mercato dell’arte, che per ora li tiene fuori. Attori di un retroscena insolito fatto di amicizia e passione. Una cinquantina le opere che espongono in via Roma, nel cuore del piccolo borgo di Trevi (PG), dentro la suggestiva galleria “La vigna rossa”.
Colleghi al corso di pittura di Sauro Cardinali all’Accademia di Belle Arti di Perugia e cari amici nella vita quotidiana. Al tavolino di un bar (come scrive Mattia) la mostra ha preso il suo nome: “si discute sul titolo della collettiva che abbiamo organizzato, avvolti da una nube di speranza e nicotina. Tante proposte, molti dubbi, nessuna soluzione. Poi nella mia mente si fa spazio una parola atona, asettica: Cinque. Il numero degli artisti esposti. Nessuna pretesa, nessun racconto, nessuna informazione. Forse perché ci stimiamo talmente tanto a vicenda da essere sicuri che saranno le opere a raccontare (e a raccontarci) meglio di qualunque titolo. Titolo che avrebbe preteso poi di spacciarsi presuntuosamente per ciò che i titoli amano essere: un riassunto”.
Parliamo di arte, di quanto oggi possa essere mera retorica, del lavoro (che non li accetta), della società; della Polonia da dove viene Marcin, pittore poliedrico e vitale. E poi c’è l’Accademia. Quest’ultima, loro malgrado, lì ha delusi, non lì ha soddisfatti, non li ha colmati: troppo accademismo, speculazione filosofica e concettualismo stantio.
Uscendo dalla galleria può vincere l’amarezza, plausibile di fronte alla dura realtà in cui questi artisti vivono (rendere lavoro ciò che amano). Ma nonostante questo continuano a mostrare sorrisi e vedere le loro opere rimane il modo migliore con cui ringraziarli, l’occasione giusta per non far estinguere questa figura sacra e unica dell’Artista che loro incarnano. Nel caso contrario rimane sono una terribile possibilità: “L’unico modo di fare arte nuova è mangiare fiori”.
CINQUE. Collettiva di Pittura. Espongono, Mattia Ammirati, Alice Caporicci, Laura Mattioli, Sara Micanti, Marcin Truszkowski. Aperta tutti i giorni 10.00 – 12.30/16.00 – 20.00 Via Roma 10, Trevi (PG).
di SONIA RICCI - © PrestocheÈtardi.it